E un anno va, bellissimo!

Il primo ottobre di un anno fa partivo con la mia personalissima avventura di Illumino!

Un po’ buttata lì, ma con tanto entusiasmo, ho provato a far crescere le mie conoscenze, la mia creatività, il mio shop dedicato ai complementi d’arredo.

Un anno è lungo e, dividendomi tra questo e un altro lavoro, devo dire che le cose non sono state semplici, ma non ho mai perso l’entusiasmo per quello che stavo e sto facendo!

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Senza l’aiuto delle persone che mi vogliono bene non ce l’avrei fatta, poco ma sicuro, quindi parto con il ringraziare loro, di tutto cuore. I nomi non servono, loro sanno chi sono ❤

Ma questo post è anche per fare un piccolo consuntivo di come sono andate le cose nel primo anno di vita di Illumino.

Illumino cresce, talvolta così impercettibilmente che fatico a vederlo, ma poi a lungo termine vedo che punta verso l’alto. E’ un cucciolo un po’ lento (un po’ come ero io da piccina), ma sono certa che raggiungerà buoni risultati molto presto.

In questo anno ho creato questo blog, che bazzico poco effettivamente, ma che mi piace che ci sia e spero di poter presto continuare il mio Gioco dell’Oca Creativa e spero di riuscirci a scrivere con maggiore assiduità.

Mi sono buttata su Facebook e Instagram con pagine dedicate e, dico la verità, già solo stare dietro ai social è un vero lavoro. Anche qui, risultati altalenanti ma sempre in crescita!

La mia creatività si è lanciata su molte cose: ho la convinzione che Illumino abbia vocazione per l’illuminazione di design e per piccoli graziosi oggetti che rendono bella la casa (i miei pomelli in primis). Ma mi sono data del tempo per sperimentare e presto arriveranno anche altre novità finora mai affrontate nel mio brand! In un anno ho lanciato due lampade in cui credo molto, che ho studiato molto e che mi piacciono molto: la Peonia e la 1001. Credo che entrambe avranno bisogno di tempo per farsi conoscere e io continuerò a spingerle al massimo.

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Poi pomelli, calamite, collane con cavi elettrici, piatti decorativi, tazze, tshirts, restauri, tableau mariage, design di tessuti e molto altro. Spesso sono i clienti stessi a creare nuove strade a cui io non avevo pensato, a darmi quella fiducia di cui tutti gli artigiani e i creativi necessitano. Ringrazio anche voi, miei cari, per farmi vedere le mille possibilità esistenti per Illumino.

In quest’anno ho avuto l’opportunità di conoscere molte persone, sia creativi come me, sia fornitori o gente del settore. Devo dire che sono stata fortunata, perchè da ciascuno di loro ho avuto tanto, sia in termini di consigli che di collaborazioni. Tengo a ringraziare in particolare due ditte, The Color Soup e Creative Cables, perchè mi hanno saputo accompagnare e dare fiducia, anche se sono solo all’inizio. Grazie infinite, il vostro aiuto è preziosissimo!

Illumino ha bisogno di tempo, di cure, di attenzioni continue. Ho bisogno di studiare ancora tanto, di capire alcune cose, di dedicarmi anima e corpo al mio progetto. Per questo vi annuncio ufficialmente che dal 2017 sarà il mio lavoro full time. E’ giunto il momento di lanciarmi davvero, di continuare a buttarci dentro entusiasmo e felicità! Sarà un cambio radicale che non mancherò di raccontarvi!

Quindi, Buon Compleanno Illumino e grazie!

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Be yourself, be 1001

La 1001 di Illumino nasce dalla volontà di coniugare ciò che è design, linea, minimalismo di una lampada a sospensione senza paralume, con una scelta di colore, di fantasia, di texture proprie della carta da parati. 

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Un modo per personalizzare la tua casa raccontando una storia, la tua storia. Ogni parte scelta è un piccolo brandello di vita, è un ricordo, un cassetto, un’immagine di ciò che siamo.

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Utilizzo cavi ricoperti in tessuto (preferibilmente cotone e lino) e rosoni e porta lampada in metallo o legno: tutto il materiale è 100% made in Italy per garantire la massima qualità.

I blocks in legno sono tagliati e levigati a mano: uso il faggio, il pino e l’abete. Le carte da parati sono scelte con miei personali criteri estetici, che mi consentono di creare quasi una mood board in una sola lampada.

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Ogni 1001 è personalizzabile, anzi, ancora meglio: tu può dirmi come creare la TUA 1001! Tagli, colori, texture, forme: ogni singola parte della lampada può adattarsi perfettamente a te, alla tua casa, alla tua storia. E puoi raccontare la tua vita in una lampada! Decidere che ogni block rappresenta una persona importante della tua vita. Oppure scegliere una determinata fantasia perchè ti fa affiorare un ricordo fondamentale.

Rendi concreta e visibile la storia della tua vita con una lampada che farà ancora più bella la tua casa!

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Ho scelto 1001 come nome perché…

Milleuno sono le possibilità di abbinamento dei diversi block in legno e carta da parati. 

Milleuno sono quindi le storie che ogni lampada porta con sé.

Milleuno in cifre appare esteticamente simile alla lampada stessa.

Milleuno è quasi l’anagramma perfetto di Illumino e ne rappresenta a buon diritto l’essenza e la filosofia.

La 1001 la puoi trovare in vendita su Etsy e puoi seguire tutte le novità di Illumino su Facebook e su Instagram

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Il favoloso mondo di Pauta Pot

Quando Ilaria di Morgana Crea ha nominato Pauta Pot come creativa meritevole, posso giurarvi che mi ha sussultato il cuore e mi sono brillati gli occhi. Io sono da un po’ una vera fan di Pauta Pot! Vi basti pensare che anche qui su WordPress ho una foto profilo in cui indosso un Pauta Pesce spilla che mi è stata regalata a Natale (con mia grande gioia!) Quindi non ho bisogno di indagare per sapere che lo stile di Simona Rivoira, l’anima creativa di Pauta Pot, ha un che di magico. I suoi disegni sono grafici, ma naif, per adulti-bambini, appassionati di semplicità, colore, bellezza. Simona crea sia bijoux che oggetti per la casa in ceramica e come ci racconterà tra poco, il mondo della ceramica non si può improvvisare. Ma io credo anche che, al di là delle acquisizioni tecniche assolutamente necessarie, debba esserci qualcosa che fa la differenza: per Pauta Pot è l’unicità! Pauta pot è uguale solo a se stesso e vi posso assicurare che anche nel mondo dell’artigianato, di copie delle copie, in una scala che va da “non male” a “è meglio se cambi mestiere!”, se ne vedono tantissime! Non è questo il caso: le idee, il tratto, il gusto di Simona rendono Pauta Pot un originale brand totally handmade da seguire come una vena d’oro in una miniera buia. Parola di Illumino!

Ma ora conosciamo Simona un po’ meglio! 🙂

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Ciao! Vorrei che ci raccontassi un po’ di te, dei tuoi studi, di cosa fai e di come è nata la passione per la ceramica.

Mi chiamo Simona, classe 1976, vivo in un piccolo paesino tra le montagne della Val Chisone (TO) in una piccola casetta dove ho creato un piccolo laboratorio di ceramica … Tutto piccolo insomma! Ma un grande amore per la ceramica. Fin da bambina ho amato disegnare e creare, senza saper davvero nulla di tecniche o materiali, semplicemente per gioco, divertimento, per stare bene. Dopo il liceo linguistico, ho incominciato la facoltà di architettura, che ho poi abbandonato per un altro grande amore: i bambini. Da circa una quindicina di anni lavoro come educatrice nei nidi della città di Torino, ma il mio bisogno di novità mi ha sempre portato a intervallare questo lavoro con altre esperienze, anche all’estero, per la necessità di imparare cose nuove, alla continua ricerca di stimoli.               L’incontro con la ceramica è avvenuto un po’ per caso nel 2010 quando ho cominciato a frequentare un corso di lavorazione al tornio presso l’Associazione Aquarius di Torino, ed è stato amore a prima vista!                                                                                                                         Finalmente  ho trovato la terra: un materiale dai molti utilizzi, da trasformare a mio piacimento, da decorare con tecniche che mi permettono di continuare a disegnare, di sperimentare. La terra, non smette mai di stupirmi.  Non solo un tipo, ma tantissimi, per tutti i gusti: argilla bianca, grigia, terre refrattarie, porcellana…  Un mondo che non mi annoia mai.

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E invece come e quando è nato Pauta Pot? come mai questo nome?

Chi fa ceramica lo sa, è un hobby costoso. Dopo 3 anni di corso avevo la casa piena di ciotole, tazze, esperimenti di dubbio gusto. Mi sono regalata un tornio, la produzione aumentava e mancava un forno dove cuocere, così durante l’estate 2013, un’estate senza viaggi e senza soldi, ma con molti sogni, nacque Pauta Pot.                                                               “Pauta” nel dialetto piemontese è il fango, la terra, mentre “Pot” è in inglese il vaso in ceramica. Ho giocato un po’ con le parole per ricordarmi di quando da piccola in campagna dai nonni pasticciavo spesso col fango, facendo arrabbiare la nonna, non pensando che un giorno questo gioco sarebbe tornato così prepotentemente nella mia vita.                             L’idea era quella di creare una piccola produzione di ceramica che mi permettesse poi di acquistare un forno, ma le cose sono andate ben oltre! E’ cominciata una vera e propria avventura, piena di sorprese, di incontri, collaborazioni, scambi, di mercatini in giro per l’Italia, di mondi nuovi, di soddisfazioni e anche delusioni (che servono sempre, rafforzano le idee in cui si crede)

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Di ogni creativo, mi interessa il processo mentale che porta al prodotto finale. Partendo dal disegno (che adoro nel tuo stile così naif, ma così grafico) come si svolge generalmente il tuo processo creativo? Da dove arriva l’ispirazione?

Io sono disordinata per natura e lo è anche il mio processo creativo. Disegno molto, su fogli, quadernini sparsi in giro per casa e a volte decido che un motivo o uno schizzo che mi piace particolarmente può essere perfetto per un lavoro con la terra, così mi metto all’opera.  A volte la terra trasforma la mia idea iniziale in qualcos’altro.  A volte sembra abbia una sua volontà, a volte riesco a portare a termine il mio progetto, a volte non si conclude nulla. Amo i libri illustrati per l’infanzia (me ne passano per le mani molti per il mio lavoro al nido), amo la natura, per questo ho scelto di vivere in questo piccolo paesino circondato da montagne, amo il mare e le sue mille sfumature. L’ispirazione nasce da questo, da ciò che mi piace e che mi fa star bene.

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Tanta solidarietà per le creative disordinate! E’ un club di cui faccio parte, cara Simona! Ma se dovessi dare un consiglio a chi vuole avvicinarsi alla lavorazione della ceramica, quale sarebbe? 

Sicuramente di frequentare un corso, servono molte attrezzature e c’è molto da imparare. Avere dei maestri è importante, sanno aiutarti a comprendere meglio questo materiale e tutti i passaggi della lavorazione.

Gioie e dolori di un materiale così versatile: cosa ti fa trillare di felicità e cosa invece ti annoia?

Trillo di felicità quando tutto va per il verso giusto, hai in mente un’idea, la realizzi, apri il forno ed è esattamente come te l’eri immaginato! Il forno è per me fonte di gioie e dolori: non c’è niente di più triste che aprire il forno e trovare oggetti esplosi, cristallina venuta male, pezzi attaccati. Insomma, ci vuole disciplina e precisione quando inforni (che non sono tra le mie migliori doti, però ci provo, mi impegno). Mi annoia ricominciare tutto da capo.

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Tu fai bellissimi bijoux, tazze da urlo, oggetti decorativi per la casa deliziosi: c’è una creazione a cui tieni particolarmente? Quale e perché?

Sono molto legata alla nuvola. Non so bene il perché, forse perché è stato uno dei primi lavori che mi ha soddisfatto pienamente o forse perché rappresenta la leggerezza.

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Cosa bolle nel Pauta Pot? Idee nuove che vedremo in futuro? 

Durante l’estate finalmente mi dedicherò al mio shop online. Avendo poco tempo è un aspetto che ho trascurato, ma sento che i tempi sono maturi. Dal punto di vista creativo, sto disegnando una linea per la cucina… vedremo cosa ne verrà fuori!

C’è o ci sono altri materiali che ti piacerebbe approfondire per Pauta Pot?

A dire il vero mi interessa di più approfondire alcuni materiali ceramici che non ho ancora avuto l’occasione di sperimentare, come la porcellana, di cui so troppo poco, ma che mi affascina molto.

Progetti e sogni per il futuro della tua attività creativa?

In questo momento, il mio progetto più grande è trasformare il sogno in realtà. Sto cercando di dare una svolta alla mia vita lavorativa: voglio dedicare più tempo alla ceramica, anche se questo comporterà abbandonare un lavoro con i bambini che amo molto, ma che evidentemente non mi soddisfa più come prima. Sento che sono pronta a mettermi in gioco.

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Quanto ritieni importante, per un’attività come la tua, fare rete con altri creativi?

Fare rete è essenziale, non solo per eventuali collaborazioni, ma soprattutto per un confronto e uno scambio arricchente, anche se gli ambiti sono diversi. Le esperienze degli altri possono essere d’aiuto e poi, dopo ore e ore in solitaria in laboratorio, ci vuole uno scambio e un confronto con altri creativi.

Non dimentichiamo che bisogna mandare avanti il Gioco dell’Oca Creativa! Segnalaci una persona dalle mani d’oro e dalla testa brillante! 

La mia nomination per il gioco dell’oca va a Pol.in, due ragazze della Val Chisone come me che hanno una linea di abbigliamento molto molto bella!

 

Non so voi, ma io a questo punto sono in trepidante attesa della nuova linea per la cucina! Per non perdervi nulla di Pauta Pot, seguitela su Facebook, su Pinterest, guardatevi il suo sito (pare che tra poco ne arrivi uno nuovo!!) ma soprattutto saccheggiate lo shop di Dawanda che quindi da questa estate sarà rimpolpato di cose meravigliose!

Grazie Simona e… alla prossima!! 🙂

 

 

 

 

 

Innamorati della tua casa!

Una cosa di cui sono fermamente convinta è che la bellezza sia quel valore aggiunto che rende la vita migliore. Per bellezza intendo armonia di forme, colori e collocazioni, soprattutto per quel che concerne la casa. Questo è alla fine ciò di cui si occupa Illumino.

Oltre ai complementi d’arredo e al restauro di mobili ed oggetti, sono un’indefessa appassionata di interior design e sono brava nell’organizzare gli spazi. Ragiono sui colori, è una cosa che mi dicono spesso, e i colori sono parte fondamentale per fare della propria casa una bella casa.

Immaginati di entrare a casa tua, trovarla trasformata, ma in quella trasformazione sentirla perfettamente tua, piena di respiro e di vita, percepirla come una spa dell’anima, viverla come il luogo accogliente a cui aspiri ogni volta che vi fai ritorno. La sola idea non ti fa stare già meglio?

Posso aiutarti a fare tutto questo, partendo anche solo da piccoli suggerimenti o da qualche cambiamento da effettuare, sino ad arrivare ad un vero restyling.

Dimmi chi sei e trasformerò la tua casa! 🙂

Contattami via email (illuminohomeideas@gmail.com), seguimi su Facebook oppure su Instagram

INNAMORATI DELLA TUA CASA!

 

 

Morgana Crea, geometrie di bellezza e riciclo chic

Eccoci alla terza casella del nostro gioco dell’Oca creativa! Oggi arriviamo a Torino per conoscere una creativa davvero particolare. Dietro al marchio Morgana Crea c’è Ilaria: dal nome di un account ispirato a Dylan Dog, a un brand che fa tendenza. Tra poco leggerai di lei, ma subito vorrei raccontarti l’impatto che ho avuto osservando le sue creazioni, quando Valentino Pautasso me l’ha segnalata: la prima impressione è di grande precisione e professionalità. Il modo in cui Ilaria presenta ciò che fa ha il gusto dell’alta moda e per quanto non ne sia esperta, anche l’aspetto. Ed in effetti le sue creazioni hanno dietro una cura sartoriale che li rende davvero preziosi. Un aspetto che adoro è la ricerca dei materiali: scegliere di usare materiali di recupero, che siano poveri come le camere d’aria o che siano ricchi come la pelle, le dà la modernità completa che io mi aspetto da una creativa attuale. Sono certa che Ilaria ti catturerà con le sue idee, i suoi gioielli, le sue borse, ma anche con la sua personalità decisa e consapevole, da cui c’è solo da imparare! Vogliamo più Ilaria in Italia! 😀

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Ilaria di Morgana Crea
Ciao! Cominciamo parlando un po’ di te: chi sei, che studi hai fatto, come sei arrivata a creare la tua attività?
Ciao! Mi chiamo Ilaria e sono cresciuta in Liguria, a Sanremo di preciso. A 19 anni mi sono trasferita a Torino per studiare Psicologia nella quale sono laureata e abilitata. Morgana Crea è il brand che identifica il mio lavoro principale, che è legato al design. Sì, perché ho anche un secondo lavoro, insegno hoop dance ossia danza con l’hula hoop ed occasionalmente mi esibisco con spettacoli.
Ora vi racconto come si passa da studiare psicologia ad un mestiere creativo. Durante gli anni di Università ho iniziato a dedicarmi al cucito recuperando una vecchia macchina da cucire e facendo degli esperimenti, modificando abiti comprati al Balon (mercato delle pulci che si tiene ogni sabato a Torino). Quasi subito mi sono iscritta ad un corso di formazione della regione Piemonte per diventare sarta teatrale, corso che scelsi per poter approfondire il discorso sartoria da un punto di vista più tecnico. In seguito ho lavorato per alcuni spettacoli del Teatro Stabile e ho continuato a sperimentare con la creazione di abiti disegnati da me. Anni dopo ho seguito un ulteriore corso della regione per diventare stilista.

Tu crei gioielli e borse con materiali di recupero. Per i gioielli, il materiale principe è la camera d’aria. Come ti è venuta questa idea e come lavori questo materiale per farlo diventare una delle tue creazioni?

Le camere d’aria mi sono arrivate in mano quasi per caso nel 2007: quando facevo la bancarella al Balon, un’amica mi portò un sacco di camere d’aria che le avevano regalate e mi disse: “tieni, vedi se ti viene in mente qualcosa da farci”, e da quel momento la prima cosa che mi venne in mente fu molto semplice: delle cinture! In seguito sviluppai gradualmente accessori prima e gioielli poi. La lavorazione delle camere d’aria è completamente artigianale e prevede un lungo processo di cui fa parte la raccolta del materiale, il lavaggio approfondito di questo, la progettazione e realizzazione dell’accessorio e del gioiello. Solitamente nasce tutto da uno schizzo su carta, dopo il quale realizzo un prototipo direttamente sulla camera d’aria per rendermi conto immediatamente di che effetto può avere sul materiale, in seguito rielaboro e perfeziono il prototipo disegnandolo su carta, su questo modello in carta ottengo poi la dima in cartoncino con cui replico ogni volta il modello sulla camera d’aria.

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L’ispirazione da dove arriva e come si svolge il processo creativo?

L’ispirazione arriva quasi sempre all’improvviso, ma faccio anche molta ricerca, soprattutto di immagini. Mi interessa e piace molto il gioiello contemporaneo, quindi la realizzazione di gioielli con materiali non preziosi, alternativi e spesso in antitesi con quello che è considerato prezioso. Ovviamente mi tengo informata, anche e soprattutto su altri brand e artisti che lavorano con il mio stesso materiale, soprattutto per evitare di fare qualcosa che è già stato fatto, punto per me fondamentale nel mio lavoro. L’ispirazione non la colgo solo dal gioiello contemporaneo, ma arriva da molteplici ambiti: dalla geometria (il mio ragazzo è muralista e realizza opere geometriche astratte), l’architettura e il design in senso lato. In generale sono una persona molto curiosa e con la testa per aria, la mia attenzione viene continuamente attratta da dettagli o particolari: amo molto osservare quello che ho intorno e questo spesso si traduce in un’idea che cerco di realizzare. Ad esempio l’ultimo viaggio che ho fatto è stato in Marocco, in seguito al quale ho realizzato una collana che ha sicuramente un gusto orientaleggiante.

Ci sono altri materiali che stuzzicano la tua fantasia e che ti piacerebbe provare?

Oltre alle camere d’aria da qualche anno lavoro anche la pelle, con la quale realizzo zaini e borse. Anche la pelle, come le camere d’aria è di recupero, perché proviene da stock aziendali e fine serie di aziende di alta moda, per cui riesco ad avere dell’ottima pelle di qualità ad un costo inferiore e allo stesso tempo salvaguardo l’ambiente dall’inutile spreco di risorse.
Ultimamente sono molto attratta dai metalli e sto studiando diverse tecniche di lavorazione attraverso dei workshops ai quali ho partecipato. In questo momento sono in fase di sperimentazione, sto cercando di affinare un po’ di tecniche che ho appreso per poter realizzare esattamente quello che ho in mente, perché tra l’idea e la realizzazione spesso non c’è un mare, c’è un oceano!! (N.d.I. Quanto è vero!!)

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Come definiresti il tuo stile?

Il mio stile credo sia molto semplice e pulito, molto di ciò che realizzo è abbastanza minimale nelle forme. L’obiettivo a cui punto soprattutto con i gioielli in camera d’aria, è realizzare qualcosa di completamente diverso e distante dal materiale di partenza, che di per sé è abbastanza grezzo. Ottenere un gioiello dalla linea pulita ed elegante è il mio obiettivo, trasformare radicalmente la camera d’aria attraverso la lavorazione è quello che cerco di fare nel mio lavoro. Spesso le persone si stupiscono che i gioielli siano fatti in camera d’aria e allora capisco che ho raggiunto il mio obiettivo: rendere accattivante e indossabile un materiale che in partenza non lo è affatto.

Qual è il lato che preferisci del tuo lavoro?

 

Quel che preferisco del mio lavoro è poter esprimere me stessa ed essere gratificata per questo attraverso l’apprezzamento di ciò che realizzo, oltre alla libertà di dare forma come voglio alle mie idee.

Qual è la caratteristica che ritieni essere necessaria per dedicarsi a un lavoro come il tuo?

Molte sono le caratteristiche per me necessarie per svolgere questo lavoro: la passione prima di tutto, che è poi il motore trainante di questo lavoro; curiosità e apertura mentale che si legano indissolubilmente al processo creativo, e poi assolutamente flessibilità, perseveranza nei propri obiettivi e molto spirito di sacrificio. Sebbene lavorare per sé stessi dia ampia libertà e gratificazioni personali è anche vero che non si ha mai una sicurezza economica, che non si stacca mai veramente dal lavoro, e spesso anzi si lavora più che nei lavori dipendenti, oltre al fatto che se si vive in Italia purtroppo non si è né agevolati né sostenuti nel creare un’attività indipendente. Le difficoltà sono molte e spesso ci si sente un po’ abbandonati da uno Stato che purtroppo, mi spiace dirlo, ma pare non abbia grande interesse a sostenere i giovani che hanno voglia di rimboccarsi le maniche e che, come nel mio caso, cercano di crearsi un’attività indipendente.
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Quali sono i progetti e i sogni per il futuro di Morgana Crea?


I miei progetti e sogni per il futuro? Bella domanda, sono più o meno 30 anni che me lo chiedo, vorrete mica essere voi quelli a cui rispondo???
Ahahahahah, allora ti terremo d’occhio!!
Per continuare il nostro gioco dell’Oca Creativa, ora tocca a te segnalare un/a creativo/a che merita di essere conosciuto tramite Illumino. Chi ci vuoi segnalare?

Consiglio Pauta Pot!
Se anche tu come me sei stata rapita dall’originalità e dalla tenacia di questa super creativa, seguila come un segugio perchè credo ci riserverà altre piacevolissime sorprese in futuro! C’è una pagina Facebook , c’è Instagram e anche Pinterest per non perderti nulla di nulla. Ma soprattutto c’è il suo shop che va visitato e saccheggiato con assiduità! 🙂
Alla prossima!

Inspirational Knobs, i pomelli parlanti (e saggi!)

Una nuova serie di oggetti che ho creato e a cui tengo particolarmente sono i miei Inspirational Knobs, cioè pomelli in legno naturale di faggio con incisa col pirografo una frase d’ispirazione quotidiana.

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Mi piacciono molto perchè io adoro i pomelli, tout court! Trovo che siano l’oggetto ideale per rinnovare un mobile con poca spesa, personalizzandolo e cambiandogli faccia! Non lo credi anche tu? A casa mia ho cambiato i pomelli di quasi tutti i cassetti esistenti!

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Ho pensato quindi di creare una linea in legno naturale, che si avvicina molto al nordic style di cui sono innamorata, ma che “parlasse”. Di inspirational quotes, frasi d’ispirazione quotidiana, ne vediamo davvero tante: dalla pubblicità, ai social networks. Spesso si trae ispirazione e magari si scrive un post-it da attaccare allo specchio o al frigo per caricarci, per motivarci o anche solo per farci fare un sorriso. Gli Inspirational Knobs hanno lo stesso scopo di questi post-it, col vantaggio che sono molto più belli, molto più resistenti e sono meravigliosamente inglobati nel tuo arredamento.

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Sul mio Etsyshop ce ne sono già diverse coppie: scegli la frase che t’ispira di più e metti i pomelli nel carrello! ^^ Se invece hai una tua frase che vorresti proprio avere sempre sott’occhio con una coppia di Inspirational Knobs, contattami via mail (illuminohomeideas@gmail.com) e ne creerò una apposta per te! 🙂

 

 

 

Pautyjewels: Valentino e la versatilità del legno.

Eccoci alla seconda casella del nostro Gioco dell’Oca Creativa! I fratelli Pitti ci hanno segnalato Valentino Pautasso come creativo che merita di essere conosciuto qui sul blog di Illumino.

Ho un po’ tardato nel pubblicare questa intervista, perchè Valentino ci teneva a farmi vedere e toccare con mano i suoi lavori. Purtroppo non ho mai abbastanza tempo per tutto e ho dovuto accontentarmi delle foto che sono comunque un bel vedere! Questo per dire quanto Valentino tenga al suo lavoro, quanto ci creda e quanto curi nel dettaglio ogni cosa che fa.

Valentino è innanzitutto un falegname. Lavora con suo padre nell’attività di famiglia ormai da diversi anni, ma ha un animo creativo, ambizioso e mette passione in ciò che fa. Ha creato una linea di gioielli dal design ultra contemporaneo e crea anche lampade che trovo meravigliose! Conosciamolo meglio.

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Raccontaci un po’ di te! Chi sei, cosa hai studiato, quando hai iniziato a fare il falegname.

Mi sono diplomato all’IPC Servizi Sociali e, dato che avevo già un bimbo di un anno, ho iniziato quasi tutti i pomeriggi ad aiutare mio padre dalla quinta superiore. Appena finita la maturità, ho iniziato a tempo pieno. Lui lo fa da 35 anni per conto suo e siamo solo io e lui a lavorare.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Inizialmente non pensavo fosse il mio posto quello in bottega, ma per esigenza ho iniziato così e come si dice da noi il meste intra, il mestiere entra e fa il resto.

Quali sono i punti forti della falegnameria di famiglia?

I punti forti? Beh, direi che realizziamo i lavori come se fossero per noi, quindi siamo molto attenti ai particolari e se non siamo contenti noi del lavoro, pensiamo che neanche il cliente potrà esserlo. Scegliamo i materiali migliori per l’esigenza e non utilizziamo il truciolare o come dicono per farlo sembrare più elegante, il ‘nobilitato’. Inoltre realizziamo e verniciamo tutto al nostro interno e spesso accogliamo il cliente in bottega durante le fasi di lavoro, utile anche per far capire cosa veramente c’è dietro ad un preventivo.

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Come sei arrivato a pensare di creare gioielli?

L’idea dei gioielli è venuta chiacchierando con delle amiche ad un aperitivo, raccontando del mio lavoro mi sono sentito fare la domanda: ma perchè non fai qualche oggettino carino? E da lì ho iniziato a sperimentare, guardando foto di gioielli, chiedendo consiglio e dei riscontri a delle amiche e amici.

Da cosa trai ispirazione?

L’ispirazione arriva spesso all’improvviso, acquistando giornali di arredamento e seguendo molti account su Instagram di moda e design: si ha idea di cosa va in generale di moda e avendo un’idea superficiale spesso passando alla realizzazione sembra tutto automatico. Mi è capitato a volte di cercare una soluzione per ore, poi salendo sulla bici o oziando senza più concentrarmi su ciò che cercavo, tutto è arrivato.

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Come definiresti il tuo stile?

Credo sia uno stile minimale, moderno e anche un po’ hipster. Il legno però richiama anche la tradizione e nel mio caso anche un po’ di recupero perchè spesso le mie opere le realizzo da ritagli e avanzi di materiale.

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Quali sono i tuoi progetti per il futuro? E il tuo sogno professionale quale sarebbe?

I miei progetti per il futuro devono coincidere con i sogni. Vorrei realizzare un sito ben fatto della Falegnameria e all’interno inserire uno shop con qualche oggetto da me creato e poi ho un’idea a riguardo, ma non posso svelarla… diciamo che mi piacerebbe inoltre poter dare del lavoro a qualcuno che lavori sulla mia stessa lunghezza d’onda, che condivida obiettivi. Inoltre, anche la cura della tana credo sia una cosa molto importante e raggiungere un’indipendenza energetica e pulita sarebbe una cosa auspicabile.

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Last but not least, c’è un creativo/a che ti piacerebbe che conoscessimo e che credi meriti la massima diffusione?

Consiglio Jenia Design e Morgana Crea

Vorresti dirci ancora qualcosa?

Aggiungo che per diventare bravo però ci vuole ancora tempo e molto di questo tempo va passato in falegnameria, toccando, annusando, disegnando.

 

Pautyjewels ha una pagina su Facebook, uno shop su Etsy che mi ha detto sarà presto nuovamente popolato da bellissime creazioni, e un account su Instagram.

Il mio consiglio è di seguirlo con assiduità perchè credo abbia ancora molto da dire e farci vedere! Per quel che mi riguarda, lo andrò a trovare a uno degli appuntamenti di San Salvario Emporium a cui spesso partecipa! Preparo la shopper e il portafoglio, caro Valentino! 🙂

 

Bottega Pitti, ovvero design e mestiere

Se c’è una cosa che ho imparato in questi primi mesi della mia nuova avventura con Illumino, è che il mondo dei creativi, oltre ad essere meraviglioso e sorprendente, è anche particolarmente aperto! Ciò vuol dire che le collaborazioni sono all’ordine del giorno, gli scambi, i brainstormings, gli incontri aumentano proporzionalmente la qualità della creatività. Per fare ciò, bisogna superare un po’ di timidezza e cercare connessioni. Ho pensato che un bel regalo che potevo fare a me stessa e alla mia attività è dare voce, seppur nel mio piccolo, a quelli come me che fanno un mestiere creativo. Voglio creare un gioco, un circolo virtuoso: io scelgo il punto di partenza e poi la palla passa all’intervistato che mi segnalerà qualcun altro da portare qui sul mio blog e da far conoscere approfonditamente! Se da ciò potrà scaturire anche solo una connessione inaspettata o una collaborazione fruttuosa, avrò fatto meta!

Il mio punto di partenza è doppio! Si chiamano Jacopo e Nicolò Pitti, sono miei compaesani e fanno i falegnami. Il falegname, mestiere d’altri tempi. Eppure loro sono molto di più! Attenti al design più attuale, creano mobili su misura di cui io mi riempirei la casa ben volentieri. Ma non basta: i mobili li restaurano anche e se invece non c’è più nulla da fare, esiste il riuso del legno di recupero con cui fanno magie.

Ho scelto loro come prima intervista perchè sono giovani, ambiziosi, creativi, attenti all’ambiente e soprattutto posseggono quel Saper Fare che sta alla base della Qualità. Li ringrazio moltissimo di essere la casella 1 di questo gioco dell’oca creativa! Buona lettura e lustrati gli occhi sui loro lavori (io personalmente sono impazzita per il mobile per il lavabo del bagno e il tavolo da sartoria!!)

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Jacopo e Nicolò Pitti

Raccontateci un po’ di voi! Che studi avete fatto e quando avete incominciato a lavorare nella bottega di famiglia.

Jacopo: Scolaro incostante e sempre con la testa tra le nuvole, solo all’età di 25 anni mi sono deciso di prendere le cose seriamente frequentando i corsi serali e diplomandomi all’Istituto Tecnico Camillo Olivetti di Ivrea. La bottega di papà l’ho iniziata a frequentare da piccolissimo, già da bambino passavo le ore fra trucioli e cubi di legno. All’età di 14 anni ho iniziato a trascorrere le estati in bottega a spazzare e passare cartavetro per poi entrare in pianta stabile verso i 17 anni e rimanerci fino ad ora.

Nicolò: Mi sono diplomato perito meccanico e terminati gli studi ho iniziato a lavorare per la falegnameria. Come Jacopo ho passato molto tempo in bottega fin da bambino e da una decina di anni quello che era un gioco è diventato un lavoro. Sono appassionato di tornitura e ho frequentato dei corsi per specializzarmi.

Cosa vi piace di più del vostro lavoro?

Jacopo: I colori de legno al naturale, la possibilità ogni giorno di creare qualche cosa di nuovo, rendere felici i committenti e sapere che siamo in sintonia con loro. Il profumo della bottega al rientro dopo qualche giorno di chiusura.

Nicolò: Senz’altro veder prender forma qualcosa che solo poco tempo prima era un’idea nella mia testa è di sicuro la cosa che preferisco, poi c’è l’odore del legno al mattino, quando apro la porta del laboratorio.

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Credits: Foto di Alessandra Zarlottin

Vi ispirate a qualcosa in particolare quando create o ristrutturate un mobile?

Jacopo: Io in particolare consulto parecchie riviste del settore (architettura design ecc), quando qualche cosa mi cattura lo focalizzo e se ne ho l’occasione lo riutilizzo

Nicolò: Di sicuro facciamo molta attenzione alle richieste dei clienti quindi l’ispirazione più profonda ci viene anche dal loro gusto personale. Altra fonte di ispirazione viene dal tipo di legno che andremo a utilizzare prediligendo per di più materie prime autoctone. Per quanto riguarda il restauro di mobili io ne sono molto appassionato e cerco di mantenere il più possibile la loro patina originale.

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Come definireste lo stile di Bottega Pitti?

Jacopo: Non saprei definirmi, lascio che lo facciano gli altri. Mi piacciono le linee semplici, osservare i mobili classici e estrapolarne l’essenziale per riproporre qualche cosa di nuovo ma con solide radici. Voglio che ne rimanga un ricordo ma che siano opere attualizzate.

Nicolò: Sì sì, lasciamo che ci definiscano altri, anche perché noi spaziamo parecchio attraverso diversi stili e sarebbe difficile darci una definizione precisa.

Che caratteristica pensate debba avere un buon falegname?

Jacopo: Deve avere un buon senso estetico, propenso al sacrificio e passione per il proprio lavoro.

Nicolò: Nel nostro settore, in particolare nella creazione di mobili, sono fondamentali le basi tradizionali e le conoscenze tecniche, ma devono essere unite al gusto per il design e per l’arredo.

Il design è un punto ricorrente nel vostro lavoro: come avviene il processo creativo?

Jacopo: Parte tutto dal sopralluogo e dalle dimensioni del locale che ospiterà la nostra creazione, poi si fanno disegni schizzi ma nella maggior parte dei casi il lavoro manuale in bottega prende il sopravvento su tutto e i particolari più importanti sono proprio decisi da questi attimi di pura libertà creativa.

Nicolò: Influisce parecchio anche il dialogo e confronto con il cliente anche perché per ora noi si lavora per lo più su pezzi commissionati. Ciò che contraddistingue i nostri lavori da altri è la creazione di mobili su misura che combacino perfettamente con le preferenze di chi li commissiona.

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Vi piace utilizzare legno di recupero? Se sì, come lo valorizzate?

Jacopo: Sì, la cosa più bella è farlo interagire con strutture nuove, integrare il vecchio al nuovo. Poi diamo parecchia importanza al restauro conservativo, ridare vita ad un mobile ormai dimenticato in uno scantinato e riportarlo al suo posto d’onore al centro dell’attenzione è fantastico, anche se è un lavoro duro che molti non comprendono.

Nicolò: Sì, ci piace e lo utilizziamo spesso. Cerchiamo di introdurlo dove è possibile in base alle caratteristiche tecniche-strutturali del legno stesso, ma prestiamo anche attenzione alla particolare storia che ogni pezzo di legno possiede. E’ il legno stesso a ispirarci con il suo vissuto e a dirci in cosa potrebbe essere trasformato.

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Che progetti avete per il futuro di Bottega Pitti?

Jacopo: L’idea è quella di creare una linea di oggetti unici che viaggino in parallelo con i lavori su commissione che per ora sono quelli che ci garantiscono il sostentamento. Sto ancora cercando di capire se investire su una piattaforma internet o su un locale fisico dove si possa toccare con mano i nostri prodotti. Un’altra idea è quella di collaborare e di creare dei progetti in comune con giovani grafici, artisti e designer.

Non ponendo alcun limite alla fantasia, cosa sognereste per il vostro futuro professionale?

Jacopo: A me personalmente piacerebbe creare una linea di prodotti che nascano semplicemente dalla mia ispirazione. Mi piacerebbe avere un atelier dove accogliere clientela e poter far vedere le nostre creazioni, poi vorrei riuscire ad avere qualche collaboratore in più sempre rimanendo nella dimensione di bottega artigiana quale siamo.

Nicolò: Ci piacerebbe arrivare ad avere un’azienda artigianale che mantenga i vecchi valori, intrinsechi nel mestiere stesso del falegname, ma magari in un domani poterci espandere in qualcosa di più grande di una ditta familiare, ampliando il mercato anche all’estero dato che l’artigianato italiano gode ancora di un forte credito.

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Mi piacerebbe dare voce a un artigiano giovane e creativo come siete voi! Volete segnalarmi qualcuno che avete avuto modo di conoscere e che merita far conoscere sul blog di Illumino, anche se non prettamente inerente all’arredamento?

Valentino Pautasso, è un giovane falegname conosciuto in una fiera di qualche anno fa, che ora sta prendendo una strada interessante, crea piccoli gioielli in legno. Veramente bravo.

Hanno conquistato anche te e vuoi vedere tutto quello che fanno? C’è il loro sito, c’è la loro pagina Facebook e Jacopo su Instagram pubblica diversi lavori!

A presto con il prossimo creativo! 🙂

 

Restauro del cavallino a dondolo, ovvero L’Indecisione.

Come ti avevo promesso, eccomi a parlare in maniera più completa del restauro del cavallino (o asino?? annosa questione irrisolta!) a dondolo che ho terminato ai primi di dicembre 2015.

Su come mi è arrivato questo bel giocattolo ne ho parlato qui, ma per semplificare, era davvero sporco e arrugginito! E il poveretto, avendo la testa in gomma, con gli anni, aveva chinato il capo e bisognava trovare una soluzione per tenerla dritta.

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Dopo avergli dato una pulita davvero accurata, ho smontato lo smontabile: ho separato il dondolo completamente arrugginito, e ho separato le due parti del corpo avvitate ad altezza torace per capire se si potesse raggiungere dall’interno la testa e quindi poterla raddrizzare in qualche modo. Purtroppo da lì non si accedeva a nulla, quindi ho solo pulito al meglio e l’ho riavvitato.

Sono partita subito col dondolo: l’ho trattato con la carta vetro per togliere più ruggine possibile, poi ho passato una mano di antiruggine denso e color avorio, in maniera tale che fosse una buona base per il colore che poi avrei scelto. Ho optato per uno spray all’acqua di colore lilla, di cui ho dato due mani.

Prima ancora di pensare a come uniformare e dare un nuovo aspetto al cavallino, bisognava capire come raddrizzargli la testa! Mi è venuto in soccorso il Signor Pentenero, che dopo aver analizzato l’attacco della testa al collo (testa di gomma semplicemente incastrata a pressione sul corpo in plastica dura), ha pensato di inserire una semplice fascetta di plexiglass dall’attacco della testa e spingerla finchè la testa si fosse raddrizzata del tutto! Uno sorta di Uovo di Colombo a cui io non sarei arrivata! Ho ancora tanto da imparare!

Con lo sguardo finalmente rivolto al futuro, il cavallino poteva affrontare il suo completo restyling! Ho pensato che la cosa migliore fosse ricoprirlo di carta riso bianca, sia per dargli l’aspetto di un cavallo di cartapesta (e quindi un po’ più vintage e artigianale) sia per poter avere letteralmente carta bianca sui decori e i colori più adatti alla bimba a cui era destinato.

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Una sola mano però non bastava, l'”ingessatura” doveva per forza essere più spessa, anche perchè comunque il colore principale doveva essere il bianco!

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Dopo tre strati di carta riso, il risultato era questo:

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Poichè sono perfettina e gli aloni non mi piacciono, ho deciso comunque di dare una mano di acrilico bianco su tutto il cavallino, per eliminare ogni imperfezione della carta riso.

Con una carta vetro molto fine, ho cercato di appianare le pieghe più evidenti, soprattutto sul muso, la parte più complicata da decoupare. Sono quindi passata al colore: l’idea era di mantenermi sui toni del lilla, del rosa e del fuxia. Ho cominciato a fare qualche pois, a dipingere la sella in modo da evidenziarla e a colorare di rosa la criniera e la coda.

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Non mi convinceva molto, ho provato anche a dare qualche sfumatura sul viola alla criniera, sperando prendesse maggior vita, ma comunque non mi piaceva…

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Ho deciso quindi di fargli la tinta e da rosa è diventato viola con venature di lilla. Ha subito cambiato aspetto e quindi potevo proseguire! Ho aggiunto altri pois, di dimensione e colore diverso, alcuno fatti con un tampone per stencil, con cui ho fatto anche una sorta di pizzo intorno alla sella, piccolo escamotage per mascherare i contorni imperfetti dovuti alla superficie non interamente liscia.

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Ho contornato i pois con dei semplici pennarelli e questi hanno donato un alone che ha reso meno piatta la decorazione.

Ma arriviamo al punctum dolens! L’espressione del cavallino! Non sono una pittrice, avevo quindi timore di sbagliare tutto il cavallino disegnando degli occhi non adatti all’oggetto. Ho pensato anche di chiedere aiuto a mia sorella che invece è proprio pittrice, ma poi mi sono detta che dovevo vedermela io! Una sfida è una sfida! Per semplificarmi la vita ho agito con dei pennarelli da tessuto. Cosa c’entrano? nulla! ma hanno una portata di colore e intensità maggiore rispetto ai normali pennarelli, quindi ho cominciato a lavorarci su.

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Non stava venendo male, ed è vero che molte volte less is more, ma così mancava davvero di qualcosa. Senza contare la penosa indecisione sul rimarcare o meno le sopracciglia già esistenti nella forma ma non nel colore. Alla fine mi sono buttata, ho disegnato ciglia e sopracciglia e ho visto che il cavallino era diventato una bella cavallina dolce, adatta a sorridere a una bimba piccola!

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Le guanciotte, i dettagli al collarino,l’interno delle orecchie, altre piccole sfumature e il gioco era fatto! Ho ripulito le maniglie dai residui di acrilico e colla, ho passato una mano di vernice vetrificante all’acqua per dargli una patina lucida e una protezione sicura e l’ho rimontato sul suo dondolo.

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Non è stato un lavoro semplice, ho sicuramente lavorato più ore di quelle preventivate, ma il cavallino è piaciuto moltissimo a chi me lo aveva commissionato e questa è senza dubbio la ricompensa più grande!

 

 

 

 

Nuova sfida: il cavallino a dondolo!

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Mi hanno affidato un cavallino a dondolo vecchio e logoro e io sono in fibrillazione! Come sai, mi piace personalizzare mobili, decorarli o dar loro un aspetto più particolare. Per questo cavallino il lavoro sarà un vero e proprio restauro.

Non ho trovato notizie certe sulla data di fabbricazione, ma credo sia degli anni ’70, della ditta Canova, che tuttora in provincia di Padova fabbrica giocattoli. E’ principalmente in plastica dura, con la testa in gomma e il dondolo in metallo. Mi è stato chiesto di rimetterlo a nuovo e quindi ho iniziato con una bella ripulita! Nelle foto lo vedete appena me lo hanno affidato, con una sporcizia lunga anni…

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Il problema principale è che la testa in gomma negli anni ha un po’ ceduto e quindi china il capo un po’ troppo rispetto al dovuto. Per risolvere questo problema, sto pensando a due soluzioni, che ti svelerò appena le provo!

L’altro problema è la ruggine delle parti metalliche. Ho smontato tutte le parti smontabili, passato energicamente la carta vetro per togliere l’eccesso di ruggine e levigare la parte. Ora darò una mano di un buon antiruggine, che io ho scelto color avorio.

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Per uniformare tutto il cavallino e renderlo davvero particolare, ho pensato di rivestire sia il corpo che la testa, con una carta riso bianca, apposita dei decoupage. Dovrei riuscire così a mantenere tutte le caratteristiche di rilievo del cavallino, ma dandogli un aspetto più omogeneo e secondo me anche maggiormente vintage.

In questo modo avrò inoltre la possibilità di dipingere i particolari ex novo, aggiungendo qualche dettaglio: siccome la destinataria è una bimba di 15 mesi, dipingerò sul manto del cavallino dei pois rosa, viola e fuxia. Credo che anche la criniera e la coda saranno in queste tonalità, un po’ Mini Pony, ma credo che agli occhi di una bimba siano dettagli favolosi!

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Valuterò se fare in tinta anche la parte metallica del dondolo oppure lasciarla avorio. Il tutto verrà rivestito da un buono strato di vernice all’acqua trasparente, in maniera tale che possa essere usato senza problema dalla bambina.

Ti terrò aggiornata sugli sviluppi del restauro per quanto possibile su Facebook, mentre sicuramente arriverà un nuovo post qui appena lo terminerò! ^^